Creatività,  Curiosità

Le città della ceramica nelle Marche

L’arte della maiolica e della terracotta marchigiana è stata per secoli apprezzata in tutte le corti europee e considerata una produzione artigianale d’eccellenza.
A partire dal 1200 si consolidò un fiorente sviluppo di queste attività, nacquero forni e botteghe di grandi ceramisti che, con le loro opere, seppero realizzare oggetti unici sia per lo stile che per le tecniche utilizzate nella lavorazione e nella decorazione.

Nel massimo splendore del Ducato di Urbino, con le signorie dei Montefeltro e dei Della Rovere, le botteghe di Casteldurante, Pesaro e Urbino, influenzate anche da artisti che si ispiravano direttamente a Raffaello Sanzio o ai suoi contemporanei, produssero oggetti di grande livello adoperando un proprio stile, detto “historiato”. La decorazione di una ceramica istoriata raffigurava generalmente episodi storici, mitologici, religiosi o le gesta dei signori e dei condottieri delle grandi famiglie nobili.
I soggetti principali dipinti venivano collocati al centro, mentre i soggetti secondari erano posti ai lati o intorno, a seconda della forma (piatti, vasellame, stemmi) e della lavorazione del manufatto. Altre decorazioni
tipiche delle terre del Metauro furono i motivi floreali: la “rosa” (che ancora oggi rappresenta la maiolica pesarese) il “ticchio” o “viticchio”. Le stesse tecniche sono applicate ancora oggi nelle botteghe moderne ed esperti ceramisti continuano a tramandare queste preziose
conoscenze nobili.

Sempre nell’Alta Marca, il borgo di Fratte Rosa, il cui nome deriva dal tipico colore rosastro dei mattoni utilizzati per le costruzioni, vanta una secolare tradizione nella produzione dei “cocci”. L’argilla della zona, ricca di particolari minerali, facilita la realizzazione di vasellame da cucina e
complementi d’arredo, brocche, pigne, catini, teglie, marmitte, bicchieri, prodotti rigorosamente dagli artigiani locali.
Ad Ascoli Piceno, grazie al contributo dei monaci olivetani di Sant’Angelo Magno, a partire dal XV secolo circa, si delineò una distinzione tra l’arte dei “fornaciari”, produttori di utensili, mattoni, vasi o laterizi, e l’arte del decoro della maiolica.

Con il passare degli anni le decorazioni presenti sui vasi divennero sempre più raffinate raffigurando composizioni floreali, riproduzioni di paesaggi ed edifici tipici della città (chiese, torri e palazzi gentilizi) e addirittura grandi opere d’arte di pittori illustri come Carlo Crivelli e Pietro Alemanno.
Nel 1787 l’Abate Valeriano Malaspina ottenne da Papa Pio VI l’autorizzazione per realizzare una fabbrica di ceramica nel suo monastero.

Nella prima metà del 900 l’ingegner Matricardi fondò la F.A.M.A. – Fabbrica Artigiana Maioliche Artistiche, un marchio destinato a rimanere nella storia e nella tradizione locale e internazionale delle maioliche.


A Montottone, il grazioso paesino del Fermano conosciuto anche come “lu paese de li coccià”, la tradizione di lavorare l’argilla risale al XIII secolo. Oggi, se pur rimasti in pochissimi, gli artigiani del posto, seguendo ancora l’antico procedimento della lavorazione della creta tramandato di generazione in generazione, realizzano terrecotte impiegate per uso quotidiano, come la brocca, la bocaletta, il brocchetto, il secchio, il catinozzo o la caciarola.


Per la storia, la tradizione e l’eccellenza delle maioliche, Pesaro, Urbania e Ascoli Piceno rappresentano la Regione Marche nell’ambito dell’AICC – Associazione Italiana delle Città della Ceramica: l’associazione è nata nel 1999 e ha lo scopo di valorizzare, tutelare e far conoscere le ceramiche artistiche prodotte artigianalmente in Italia.


Nikos Angelis

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