Intrecciare paglia e vimini: le pagliarole (Parte 2)

Piante spontanee e campestri, forgiate dalla manualità e dalla creatività artigiana, danno vita ad una vera e propria tradizione rurale ed artigianale. È la tradizione dell’intreccio delle pagliarole.

intreccio paglia e vimini: le pagliarole

Le pagliarole sono cesti di paglia, manufatti realizzati con fili di paglia di frumento legati da cortecce di vimini, le “crolle”, ricavate dalla potatura dei salici da vimine.

E tanti altri sono i materiali naturali impiegati per la lavorazione di particolari pagliarolo, quali cannette selvatiche, rovi e piante palustri.

I rami di vimine vengono raccolti in fasci ed immersi in acqua, affinché diventino più teneri. Ogni ramo, reso più malleabile, è diviso in più parti, dando vita alle singole crolle.

A volte il vimine è lasciato intatto per ottenere un filamento più scuro e realizzare lavori dal gusto più rustico. Per creazioni più vivaci ed eleganti, le crolle vengono invece colorate, di rosso, verde o blu, facendole bollire in apposite soluzioni.

L’intreccio delle pagliarole è un’attività che le donne acquavivane svolgono da secoli per tradizione, stando sedute su piccole panche o sedie basse e appoggiando sulle gambe un grembiule di stoffa pesante, la “parnanza”.

A terra, da un lato, è posta una mannella di paglia (steli di paglia ricavati dalla mietitura del grano con la falce, battuti, puliti, piegati in fasci ed essiccati), sulla quale si getta di quando in quando un po’ d’acqua per renderla più tenera e consentirne la foggiatura.

Dall’altro lato, in un secchio, è immersa una treccinella di vimini, formata da crolle legate circolarmente in fasci, fatte precedentemente essiccare.

Si inizia così ad intrecciare. La tecnica fondamentale consiste nel forare la paglia e far posto di volta in volta alla crolla nel susseguirsi di punti nei vari giri attraverso l’utilizzo del punteruolo, strumento atto ad aprire fessure tra le fibre intrecciate.

Si ottiene così “lu cecellitte, circolare o ovale, da cui si ricaveranno rispettivamente la coppetta o la nannetta, pagliarole di forme differenti. Si procede quindi a formare il diametro di base per poi realizzare giri in alzata, modellando la sagoma finale dell’oggetto.

Terminata la lavorazione, i cesti vengono disposti in secchie (contenitori dell’uva vendemmiata), nelle quali viene fatto ardere lo zolfo, per rendere la paglia più chiara. Il tutto viene coperto e lasciato riposare per diverse ore.

I cesti sono finalmente pronti!

 

Sull’arte della pagliarola acquavivana:

Renata Napoletani

Tel: 0735 764101 – 764571

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