Anello solitario, romantico evergreen: significato, tradizione e tecnica

Donare un solitario all’amata è un gesto senza tempo. Per tradizione rappresenta purezza, ma anche dedizione ed esclusività.

Anello solitario Gatti GioielliIl rito del dono del diamante ha una sua precisa data d’inizio nella storia. Nel 1447 l’Arciduca Massimiliano d’Austria donò infatti a Maria di Borgondia un anello d’oro con diamante per chiederla in moglie.

Da allora, a caratterizzare l’anello solitario c’è il design pulito ed essenziale, la sobrietà: elementi che fanno risaltare il più possibile la pietra centrale. E poi il metallo prezioso: oro bianco e giallo innanzitutto, ma anche rosso o rosa, e il pregiato platino.

E il diamante, grande protagonista e pietra simbolo per eccellenza del solitario. Ma anche la passione rappresentata dal rubino, la serenità dell’acquamarina, la promessa di fedeltà dello zaffiro.

Importante, oltre alla scelta della pietra in sé, il suo particolare taglio: il taglio brillante, con la perfezione delle 57 faccette, la rifrazione articolata che produce e l’effetto di luce intenso, continua ad essere il grande classico intramontabile nei solitari.

Altro elemento determinante è la valutazione della montatura, che deve esaltare la lucentezza della pietra e valorizzare il gioiello, mantenendone però la leggerezza e la purezza estetica.

È la montatura a griffe ad incarnare queste caratteristiche: dà alla pietra il protagonismo che merita nel solitario, la rende assolutamente centrale e visibile, cattura al meglio la sua luce, ed è per questo la montatura più apprezzata e richiesta per questo tipo di preziosi.

L’anello solitario in foto è realizzato dall’artigiano creativo Roberto Gatti (www.gattigioielli.it).

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